L'Aloe aristata è la classica aloe nana dei davanzali: rosette compatte di foglie verde scuro, ricoperte di puntini bianchi in rilievo, che si moltiplicano formando cespi fitti. Da qualche anno i botanici la chiamano Aristaloe aristata, ma nei vivai e nelle ricerche online resta per tutti "aloe aristata". È adatta a chi comincia, sopporta il freddo meglio di quasi tutte le aloe e in primavera regala spighe di fiori arancio rossi.
Qui trovi il perché del cambio di nome, come distinguerla dalle Haworthia con cui viene spesso confusa e come coltivarla in vaso, in casa o sul balcone.
Carta d'identità
| Voce | Dati |
|---|---|
| Nome scientifico | Aristaloe aristata (Haw.) Boatwr. & J.C.Manning (2014) |
| Sinonimi | Aloe aristata Haw. (nome con cui è stata descritta e con cui è ancora venduta) |
| Nomi comuni | Aloe aristata, aloe merletto; lace aloe, torch plant, guinea-fowl aloe (inglese) |
| Famiglia | Asphodelaceae |
| Origine | Sudafrica (province del Capo, Free State, KwaZulu-Natal) e Lesotho, su praterie e pendii rocciosi anche in quota |
| Dimensioni | Rosette di 15-20 cm di diametro che formano cespi; foglie lunghe circa 10-15 cm |
| Fioritura | Tarda primavera e inizio estate; fiori tubolari arancio rossi su steli ramificati |
| Temperatura minima | Tollera brevi gelate se il terriccio è asciutto; in vaso meglio ripararla dal gelo prolungato e dalla pioggia invernale |
| CITES | Appendice II (per la CITES il cambio di genere non modifica la tutela) |
Da Aloe ad Aristaloe: perché ha cambiato nome
Descritta nell'Ottocento dal botanico inglese Adrian Hardy Haworth come Aloe aristata, è stata spostata nel 2014 nel nuovo genere Aristaloe, di cui è l'unica specie. Il cambio nasce da studi sul DNA che hanno mostrato come il vecchio genere Aloe comprendesse in realtà più linee evolutive distinte: nello stesso lavoro sono nati anche Gonialoe, il genere dell'aloe tigre, e altri generi che hanno raccolto aloe arboree e rampicanti, come l'albero faretra. Per chi coltiva cambia poco: la pianta è la stessa, e per la CITES resta tutelata come le altre aloe.
Come riconoscerla
Le foglie, numerose e strette, sono verde scuro e coperte da file di tubercoli bianchi in rilievo, più fitti sulla pagina inferiore. Il margine porta dentini morbidi e bianchi, che non pungono. Il dettaglio decisivo è la punta: ogni foglia termina con una setola bianca filiforme, la "resta" che dà il nome alla specie (aristata in latino significa appunto "con la resta", come le spighe del grano). Le rosette restano basse e producono polloni alla base, fino a formare cuscini compatti.
La confusione più comune è con le Haworthia a strisce bianche, molto simili a colpo d'occhio. Le differenze: la Haworthia non ha la setola in punta e fa fiorellini bianchi e piccoli su steli sottili, mentre l'aristata produce fiori tubolari arancio rossi, ben visibili e amati da api e vespe. In vivaio si trovano anche ibridi venduti genericamente come "aloe aristata", ottenuti incrociandola con altre piccole aloe o con le Gasteria: hanno spesso foglie più larghe e meno setolose.
Coltivazione in vaso
È tra le aloe più facili. Viene da regioni a piogge estive, dove d'inverno può gelare: per questo apprezza acqua regolare in estate e un inverno fresco e asciutto.
- Luce. Molto luminoso, con qualche ora di sole diretto. Sopporta la mezz'ombra meglio di altre aloe: in casa mettila vicino alla finestra più luminosa. Se la sposti all'aperto in primavera, abituala al sole per gradi per evitare scottature.
- Substrato. Terriccio per piante grasse alleggerito con pomice o lapillo, in un vaso largo e poco profondo, perché la pianta si allarga più che crescere in altezza.
- Annaffiature. Da aprile a settembre bagna quando il terriccio è asciutto in profondità; in autunno diradi, in inverno bastano poche annaffiature leggere, o nessuna se la tieni al freddo.
- Inverno. Su un balcone riparato regge bene anche notti fresche, ma il freddo umido e il gelo prolungato fanno marcire le radici. Nelle zone fredde portala in un locale luminoso e non riscaldato.
- Moltiplicazione. Stacca i polloni in primavera, lasciali asciugare un giorno o due e invasali in substrato appena umido: radicano facilmente.
I nemici sono i soliti: ristagni d'acqua, che portano marciumi alla base, e cocciniglie cotonose nascoste tra le foglie. Se le foglie si arrossano o si accartocciano d'estate, la pianta ha preso troppo sole o è rimasta a secco troppo a lungo; se diventano molli e traslucide, c'è troppa acqua.
Per collezionisti
Non è una specie rara: si trova facilmente nei garden center e nei vivai specializzati, quasi sempre da piante riprodotte in coltivazione. L'interesse per i collezionisti sta nelle forme particolari, con tubercoli più marcati o rosette molto compatte, e negli ibridi. Come tutte le aloe è in Appendice II della CITES, che consente il commercio di piante coltivate. Se cerchi altre aloe piccole e facili, confrontala con l'Aloe humilis, che ha foglie glauche e tubercoli morbidi.
Curiosità
Tra le aloe nane è una delle più adattabili al freddo: nel suo areale arriva a quote dove l'inverno porta gelate e talvolta neve. Il nome inglese guinea-fowl aloe richiama il piumaggio della faraona, punteggiato di bianco come le sue foglie.
Domande frequenti
Aloe aristata e Aristaloe aristata sono la stessa pianta?
Sì. Aristaloe aristata è il nome scientifico accettato dal 2014, Aloe aristata è il nome storico, ancora usato da vivai e negozi. Indicano la stessa specie.
È velenosa per gatti e cani?
Come le altre aloe, se masticata e ingerita può essere tossica per cani e gatti, per via di saponine e antrachinoni. Tienila fuori dalla loro portata e, se l'animale ne ha mangiato un pezzo, senti il veterinario.
Perché non fiorisce?
Di solito per mancanza di luce o per un inverno troppo caldo. Un riposo fresco e asciutto, seguito da una primavera molto luminosa, è il modo più semplice per vederla in fiore.