Nelle savane del Kenya e della Tanzania è una presenza familiare: l'Aloe secundiflora forma grandi rosette di foglie lucide e, sopra di esse, infiorescenze ramificate con i fiori tutti rivolti dallo stesso lato, da cui il nome. Per le popolazioni pastorali dell'Africa orientale è una pianta di uso quotidiano, per le persone e per gli animali, ed è anche la principale fonte dei "bitters", il lattice essiccato esportato dal Kenya.
Carta d'identità
| Voce | Dati |
|---|---|
| Nome scientifico | Aloe secundiflora Engl. |
| Sinonimi | nessuno di uso comune |
| Nomi comuni | in swahili è una delle piante chiamate mshubiri, il nome generico dell'aloe |
| Famiglia | Asphodelaceae |
| Origine | Africa orientale: Kenya, Tanzania, Etiopia meridionale, Ruanda e Sudan meridionale; praterie e boscaglie aperte su suoli sabbiosi, tra 600 e 2000 m |
| Dimensioni | rosetta senza fusto di circa 20 foglie lunghe 30-75 cm e larghe fino a 30 cm; infiorescenza alta 1-1,5 m |
| Fioritura | periodo variabile, legato alle piogge; fiori rosa, rosso corallo o scarlatto spento, più chiari alla bocca |
| Temperatura minima | non tollera il gelo; in coltivazione meglio non scendere sotto i 5 °C circa |
| CITES | Appendice II |
Come riconoscerla
Di solito è una rosetta solitaria, a volte con pochi polloni. Le foglie sono larghe e ovato-lanceolate, di un verde opaco e lucido insieme, spesso un po' ricurve in punta, con denti marrone scuro aguzzi sui margini. Le piante giovani hanno spesso macchie chiare, soprattutto sulla pagina inferiore.
L'infiorescenza è alta e ramificata, con racemi lassi di fiori tubolari disposti su un solo lato: è il significato di secundiflora, "con i fiori rivolti da una parte". Il lattice che esce dalle foglie tagliate è giallo e molto amaro.
Usi tradizionali e commercio dei "bitters"
Nella medicina popolare
Secondo la raccolta PROTA sulle piante utili dell'Africa tropicale, i guaritori tradizionali applicano le foglie sulle ferite, mentre la linfa diluita viene bevuta come aperitivo amaro, contro la nausea e per vari disturbi, tra cui febbri come la malaria e il tifo e la diarrea. Il lattice viene messo perfino negli occhi o sul seno per lo svezzamento. Sono pratiche della medicina tradizionale, non verificate da studi clinici, e alcune sono pericolose: malaria e tifo richiedono diagnosi e terapie mediche, e nessuna aloe va messa negli occhi.
La pianta ha anche usi pratici: le parti basali delle foglie entrano nella fermentazione di birre tradizionali di diverse popolazioni e la si pianta come siepe viva.
Negli animali
In molte zone rurali le foglie pestate vengono aggiunte all'acqua del pollame, un uso etnoveterinario tradizionale contro coccidiosi e pseudopeste aviaria (malattia di Newcastle). Anche qui mancano prove solide, e ricorda che per cani e gatti l'aloe ingerita è tossica: per i tuoi animali chiedi sempre al veterinario.
I "bitters" del Kenya
Come per il Cape aloe dell'Aloe ferox, le foglie tagliate vengono disposte intorno a una buca con un contenitore, dove cola il lattice; bollito, diventa una massa nera e solida chiamata "bitters". Una pianta adulta dà poco liquido e la raccolta, se fatta male, distrugge le piante selvatiche. Nel 1986 il presidente del Kenya annunciò la protezione di tutte le aloe e da allora l'ufficio CITES keniota non rilascia permessi di esportazione per i prodotti da piante selvatiche; dal 2004 un gruppo di lavoro nazionale promuove le piantagioni registrate. In Europa questi prodotti non trovano spazio negli integratori: le preparazioni di foglie di aloe con derivati idrossiantracenici sono vietate negli alimenti (Reg. UE 2021/468). Se ti interessa capire perché, leggi la voce sulla stitichezza occasionale.
Coltivazione
In Italia è una pianta da collezione, adatta al vaso grande o ai giardini del Sud più miti.
- Esposizione. Sole pieno o luce molto intensa.
- Terreno. Sabbioso e drenante; in vaso terriccio per succulente con pomice.
- Acqua. Resiste alla siccità, ma per produrre foglie nuove ha bisogno di annaffiature regolari in estate, sempre a terriccio asciutto.
- Inverno. Al riparo dal gelo e dalla pioggia, in un luogo luminoso.
- Moltiplicazione. Soprattutto da seme, perché produce pochi polloni.
Se cerchi un'aloe grande ma più facile da trovare, guarda la guida alle piante di aloe o la scheda dell'Aloe littoralis.
Curiosità
Fu descritta dal botanico tedesco Adolf Engler alla fine dell'Ottocento, nel periodo in cui l'Africa orientale tedesca veniva esplorata dai naturalisti europei. Uno studio etnobotanico del 2019 in Tanzania l'ha indicata tra le tre aloe più apprezzate dalla popolazione, segnalando però che alcune specie sono già scomparse localmente per la raccolta eccessiva.
Domande frequenti
Esistono prodotti con Aloe secundiflora in Italia?
È molto difficile trovarli. Gel, succhi e integratori in commercio usano quasi sempre Aloe vera, a volte Aloe arborescens o Aloe ferox.
Si può coltivare in vaso?
Sì, in un vaso ampio e profondo, al sole d'estate e al riparo dal freddo d'inverno. Cresce bene ma raggiunge dimensioni importanti.