L'Aloe peglerae è un'aloe senza fusto dalla forma inconfondibile: le foglie, grigio verdi e armate di spine, si incurvano verso il centro fino a chiudere la rosetta come una palla. In inverno da quella sfera nasce una spiga densa di boccioli rosso scuro. Vive soltanto sui pendii rocciosi del Magaliesberg, a nord di Pretoria, e su pochi rilievi vicini: è una delle aloe più minacciate del Sudafrica, a causa soprattutto della raccolta illegale.
In coltivazione è lenta e un po' esigente, ma regala una pianta scultorea. Ecco come riconoscerla, coltivarla e acquistarla in modo responsabile.
Carta d'identità
| Voce | Dati |
|---|---|
| Nome scientifico | Aloe peglerae Schönland (1904) |
| Sinonimi | Nessuno di uso corrente |
| Nomi comuni | Aloe del Magaliesberg; Magaliesberg aloe (inglese); vuurpylaalwyn (afrikaans) |
| Famiglia | Asphodelaceae |
| Origine | Sudafrica, Gauteng e Provincia del Nord-Ovest: pendii rocciosi esposti a nord del Magaliesberg e del Witwatersrand |
| Dimensioni | Rosetta singola e compatta, senza fusto; raramente forma piccoli gruppi |
| Fioritura | Inverno (in Sudafrica luglio e agosto); boccioli rosso spento con stami porporini sporgenti, su una spiga cilindrica densa, di solito una sola |
| Temperatura minima | Abituata agli inverni freddi e secchi dell'altopiano: tollera il freddo se tenuta asciutta; in vaso meglio evitare il gelo prolungato |
| CITES | Appendice II; Lista Rossa IUCN: in pericolo (Endangered) |
Come riconoscerla
La forma è la sua carta d'identità: foglie incurvate verso l'interno, larghe alla base, grigio verdi, che negli esemplari adulti si sovrappongono fino a dare alla rosetta un profilo tondeggiante. Il margine porta spine robuste, bianche sulle foglie nuove e bruno rossastre su quelle vecchie, e altre spine compaiono sul dorso della foglia, a metà strada tra base e punta.
La fioritura è altrettanto caratteristica: una spiga densa e cilindrica di boccioli rosso spento da cui sporgono gli stami porporini, che ricorda i fiori della pianta chiamata in inglese red hot poker; da qui il nome afrikaans vuurpylaalwyn, "aloe freccia di fuoco". Di solito ogni pianta produce un solo stelo. Altre aloe a foglie incurvate, come l'Aloe mitriformis, hanno fusti striscianti e non formano mai una rosetta sferica. Se cerchi un'aloe sudafricana dai fiori a spiga ma di grandi dimensioni, guarda l'Aloe ferox.
Coltivazione in vaso
In natura cresce su pendii pietrosi esposti al sole, con piogge estive e inverni secchi e freddi, spesso con gelate notturne. In coltivazione la regola fondamentale è tenerla asciutta in inverno.
- Luce. Sole pieno, che mantiene la forma compatta e il colore grigio. Con poca luce le foglie si aprono e perdono la forma a palla.
- Vaso e substrato. Vaso largo e profondo, perché le radici sono robuste. Substrato molto minerale e drenante, con pomice, lapillo e ghiaia.
- Annaffiature. Dalla tarda primavera all'inizio dell'autunno, quando il substrato è asciutto; da metà autunno a primavera quasi nulla. Anche se fiorisce d'inverno, non serve bagnarla per farla fiorire.
- Inverno. Al riparo dalla pioggia: un balcone coperto o una serra fredda vanno bene nelle zone miti; dove gela a lungo, meglio un locale luminoso non riscaldato.
- Pazienza. Cresce lentamente e impiega anni a raggiungere le dimensioni da fioritura. Rinvasa solo quando serve, in primavera.
I rischi principali sono i marciumi da umidità invernale e le cocciniglie che si nascondono tra le foglie strette. Poiché produce raramente polloni, la si moltiplica quasi solo da seme: i semi germinano bene se freschi, coperti appena da sabbia fine, ma le piantine crescono piano.
In Italia la si può tenere all'aperto per gran parte dell'anno, in pieno sole su un terrazzo o in un giardino roccioso rialzato nelle zone senza gelate prolungate. La difficoltà è far coincidere le sue abitudini con il nostro clima: in natura riceve l'acqua d'estate e passa un inverno asciutto, mentre da noi l'inverno è spesso piovoso. Per questo il riparo dalla pioggia tra novembre e marzo conta più della temperatura. Un vaso con un abbondante strato di ghiaia sul fondo aiuta a smaltire l'acqua in eccesso.
Per collezionisti
In natura l'Aloe peglerae ha subito un forte declino: uno studio ha stimato un calo di oltre il 40% della densità delle popolazioni tra il 1999 e il 2010, soprattutto per la raccolta illegale di piante adulte, che crescono lentissime, e per l'urbanizzazione delle creste vicino a Pretoria. La IUCN la classifica come in pericolo. Raccoglierla in natura è illegale, e a livello internazionale è tutelata dall'Appendice II della CITES. Compra solo piante nate da seme in vivaio, possibilmente con indicazione dell'origine. Per orientarti tra i rivenditori vedi la pagina sulle piante di aloe.
Curiosità
La specie porta il nome di Alice Pegler, raccoglitrice di piante sudafricana dei primi del Novecento. Di recente l'Università di Pretoria, con l'aiuto di volontari, ha avviato il primo grande progetto di reintroduzione di questa aloe sul Magaliesberg, mettendo a dimora migliaia di piantine nate da seme e donate da un vivaio specializzato: un bell'esempio di come la coltivazione, quando è fatta bene, possa aiutare la conservazione.
Domande frequenti
Perché la mia Aloe peglerae non chiude le foglie a palla?
Spesso perché è giovane o riceve poca luce. Le piante adulte, in pieno sole e con poca acqua, assumono la forma raccolta tipica della specie.
Si può tenere fuori d'inverno?
Nelle zone senza gelate prolungate sì, purché al riparo dalla pioggia: il freddo asciutto la preoccupa molto meno del freddo umido.
Le spine pungono?
Sì, quelle del margine e del dorso sono rigide. Usa guanti robusti quando la rinvasi e, se ti graffi, pulisci bene la pelle: qualche consiglio è nella voce sui graffi.