Il nome dice già molto: erinacea viene dal latino erinaceus, il riccio. L'Aloe erinacea è infatti una delle aloe più spinose in assoluto, una rosetta di foglie strette, grigio azzurre e incurvate, armate lungo i margini e la carena di spine aguzze bianche o nere. Viene dalle montagne aride del sud-ovest della Namibia, cresce con una lentezza esasperante ed è rara sia in natura sia nelle collezioni. Per chi ama le piante grasse "difficili" è un piccolo trofeo.
Prima di parlare di coltivazione conviene chiarire un punto che crea confusione: il suo nome scientifico.
Carta d'identità
| Voce | Dati |
|---|---|
| Nome scientifico | Aloe erinacea D.S.Hardy (1971), nome accettato da POWO (Kew) |
| Sinonimi | Aloe melanacantha var. erinacea (D.S.Hardy) G.D.Rowley |
| Nomi comuni | Non ha un nome italiano diffuso; goree (nome locale in Namibia) |
| Famiglia | Asphodelaceae |
| Origine | Namibia sud-occidentale, dal distretto di Lüderitz verso sud fino a Witputs; pendii rocciosi e sabbiosi molto aridi, tra 900 e 1.350 metri circa |
| Dimensioni | Rosette compatte; in natura gruppi di fusti coricati alti fino a circa 50 cm, in coltivazione di solito una rosetta singola |
| Fioritura | Estate, ma molto di rado; fiori tubolari penduli, rossi in boccio e gialli all'apertura |
| Temperatura minima | Discretamente resistente al freddo per essere un'aloe, purché all'asciutto; in vaso meglio evitare il gelo |
| CITES | Appendice II; Lista Rossa IUCN: in pericolo (Endangered) |
Specie a sé o varietà di Aloe melanacantha?
L'Aloe erinacea è stata descritta nel 1971 dal botanico sudafricano David Hardy. Nel 1980 Gordon Rowley la ridusse a varietà di Aloe melanacantha, un'aloe molto simile che cresce poco più a sud, nel Namaqualand sudafricano, e alcune banche dati, come Llifle, usano ancora il nome Aloe melanacantha var. erinacea. Oggi però il Plants of the World Online dei Royal Botanic Gardens di Kew la tratta come specie a sé. Le differenze sono sottili: l'erinacea è un po' più piccola, ha rosette più aperte, fiori più corti e tende a formare gruppi compatti. In vivaio puoi trovarla con entrambi i nomi.
Come riconoscerla
Le foglie sono strette, carenate e incurvate verso l'interno, di colore grigio verde, grigio azzurro o brunastro in pieno sole. Lungo i margini e la carena porta spine bianche o nere, rigide e acuminate, lunghe fino a un centimetro circa, lucide e chiare sulle foglie più giovani; alla base della foglia le spine sono più corte e biancastre. L'effetto complessivo è una sfera irta di aculei, simile davvero a un porcospino. I fiori, tubolari e penduli, sono rossi in boccio e diventano gialli, ma in coltivazione compaiono di rado.
Difficile confonderla con le altre aloe di questo gruppo: l'Aloe peglerae ha anch'essa foglie incurvate, ma più larghe e meno fittamente spinose, e una spiga di fiori densa. Tra le aloe spinose di grande formato, l'Aloe ferox condivide l'armamento ma ha un fusto che supera i due metri.
Coltivazione in vaso
È una pianta del deserto in senso stretto: in natura sopporta intere stagioni senza pioggia. Il segreto è la crescita lentissima: non cercare di accelerarla con acqua e concime, perché la uccideresti.
- Luce. Sole pieno, il più possibile. Con poca luce le spine si fanno meno vistose e la pianta si indebolisce.
- Substrato. Quasi interamente minerale: pomice, lapillo, ghiaia e sabbia grossa, con pochissima sostanza organica. Vaso in terracotta con drenaggio perfetto.
- Annaffiature. Poche e solo nella stagione calda, lasciando asciugare completamente il substrato per diversi giorni tra un'annaffiatura e l'altra. In autunno e inverno nessuna o quasi.
- Concime. Molto poco: una dose leggera in estate, insieme a un'annaffiatura, aiuta senza forzare.
- Inverno. Asciutta e al riparo dalla pioggia, in una serra fredda, su un balcone coperto nelle zone miti o in un locale luminoso non riscaldato.
Le spine sono rigide e appuntite. Per rinvasarla usa guanti spessi e avvolgi la rosetta in una striscia di carta di giornale piegata o in un panno. Per pulire e lenire piccoli graffi vedi la voce sulle mani rovinate dal giardinaggio.
Il rischio principale è il marciume radicale da eccesso d'acqua, soprattutto in inverno. La moltiplicazione avviene da seme, perché in coltivazione la pianta produce raramente polloni: il seme si semina fresco in sabbia grossa appena coperta, e le piantine vanno protette dai funghi del colletto. Secondo alcune fonti, una pianta nata da seme può impiegare anche più di vent'anni prima di fiorire.
Per collezionisti
In natura è classificata come in pericolo dalla IUCN: la raccolta illegale per il mercato del collezionismo è una minaccia seria, e un areale un tempo ampio è oggi frammentato in popolazioni distanti tra loro. È tutelata dall'Appendice II della CITES, che consente il commercio solo di piante di origine legale. Proprio perché cresce così lentamente, una pianta grande è un bene prezioso: diffida di esemplari adulti di origine non dichiarata e preferisci piante nate da seme in vivaio, con documenti d'acquisto. Per i rivenditori vedi la pagina sulle piante di aloe da comprare.
Curiosità
Tra gli appassionati è famosa come una delle aloe più lente in assoluto: in coltivazione può restare quasi identica per anni. Per indurre la formazione di polloni, alcuni coltivatori sudafricani danneggiano di proposito il punto di crescita al centro della rosetta, una tecnica da esperti che sconsigliamo a chi comincia.
Domande frequenti
Aloe erinacea e Aloe melanacantha sono la stessa pianta?
Sono molto vicine. Kew la considera una specie distinta, Aloe erinacea, mentre altre fonti la trattano come varietà di Aloe melanacantha. In vivaio puoi trovarla sotto entrambi i nomi.
Perché la mia Aloe erinacea non cresce?
Probabilmente sta bene: è una delle aloe più lente in assoluto. Se è soda, ha spine lucide e radici sane, non serve fare nulla; forzarla con acqua e concime la espone ai marciumi.